Fotografare per sensibilizzare: gli scatti di vita di Orazio Di Mauro
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Fotografare per sensibilizzare: gli scatti di vita di Orazio Di Mauro

“La speranza non deve essere mai abbandonata”. Sessanta foto raccontano la vita delle persone affette da malattie neurodegenerative in cura al “Centro Nemo Sud” con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e scacciare l’indifferenza.

Raccontare ciò che elude la nostra quotidianità e appare,solo in parte, lontano dalla nostra vita è sempre un compito arduo che richiedesacrificio e soprattutto amore per il proprio operato.

Lo sa bene Orazio Di Mauro, giovane foto reporter catanese che nel 2013, con grande coraggio e insieme all'associazione "Humanity onlus", entrando in punta di piedi nella vita di famiglie i cui cari sono affetti da malattie neurodegenerative e stati vegetativi, ha pubblicato suo primo libro "La speranza non deve essere mai abbandonata".

“Il mio lavoro sulle malattie neurodegeneretive è iniziato nel periodo in cui lavoravo in Sicilia con alcune testate giornalistiche di cronaca sociale, ed è nato principalmente dall’esigenza personale di raccontare le condizioni, spesso critiche, in cui si trova un malato: famiglie emarginate che vivono in gravissime difficoltà, economiche ed esistenziali”.

Dal giorno in cui gli venne segnalato il caso di una persona affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA), è  iniziato un percorso lungo cinque anni, in cui, non senza difficoltà  ed  “evitando di intaccare la sensibilità edignità  di tutti coloro che in questo lungo percorso – ci spiega Orazio -  ho avuto il piacere di affiancare” ha avuto la grande abilità di farsi accogliere nell’intimo focolare per quella che definisce una "nobile finalità".

“Mostrando il lavoro svolto - racconta Orazio - ho voluto sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, ponendo in luce realtà che oggi ciaffiancano sempre più. Poi finito il libro, il mio obiettivo principale era divulgare il messaggio attraverso una mostra fotografica itinerante che in un anno è approdata in diversi punti del nostro Paese. Incontri e meeting sul tema sono stati teatro di numerosi confronti tra medici, associazioni e famiglie. Oggi purtroppo il progetto sta subendo una fase di stallo, ma grazie ai miei canali sui social riesco a parlarne sempre”.

Un rallentamento che, probabilmente, è specchio di quell’indifferenza che molto spesso queste famiglie sono costrette a vivere. E che solo in rari, eclatanti “casi mediatici” riesce a trovare spazio tra le cronache. Mentre le storie simili sono tantissime: sono quelle di uomini e donne che con tutte la loro forza vogliono continuare a vivere e di altre che, con la stessa tenacia, si dicono sfinite da un fardello troppo pesante da portare.

“Questa esperienza mi ha cambiato profondamente come uomo e professionista, aprendomi gli occhi sul significato della vita che, a mio modesto parere, non è un bene del tutto disponibile. Ma credo che questo pensiero sia soggettivo e scaturisca dal personale vissuto, dai valori e dal proprio credo. Quello che mi preme dire, e si evince anche dal mio operato, è che a livello legislativo, nel nostro Paese, si devono ancora compiere passi importanti”.

Tutte le storie messe a fuoco da Orazio attraverso le forti ma a tratti tenere immagini che ritraggono momenti di vita, non lasciano scampo all’immaginazione, sensibilizzando sulle difficoltà e le realtà esistenti, ma sconosciute ai più.

“Da questa vicinanza ho imparato a vivere e a non disperare per cose futili. Il messaggio che mi preme lanciare ai giovani è quello di dedicare un po’ di tempo facendo del volontario per queste famiglie che hanno tanto bisogno anche e solo di essere ascoltate. Scopriranno poi, come lo è stato per me, che pian piano avranno sempre più bisogno di “dare” per apprezzare ogni singola sfaccettatura della vita e non lasciarsi prendere dalle banalità”.

di Grazia di Mauro