Quartiere, blu, mela. La storia di Marzia

10 maggio 2018 Street News Feat

Quartiere, blu, mela. Abbiamo coinvolto le nostre ragazze in una prova creativa, chiedendo loro di creare una storia partendo da queste tre parole e di corredarla con foto scattate da loro. Tempo a disposizione: un’ora e mezza. Questa è la storia di Marzia.

Lo scienziato di quartiere

Una piccola voragine si era aperta nell’asfalto, ma fino a martedì nessuno se ne era preoccupato, perché era qualcosa che succedeva spesso. La questione iniziò a diventare seria quando dalla voragine cominciò a intravedersi il blu del mare. Solo a quel punto a qualcuno venne in mente che sarebbe stato il caso di ispezionare la zona.

Il team che fu scelto per l’operazione era composto da tre residenti del quartiere, due sub e una biologa e il loro compito sarebbe stato proprio quello di scivolare giù per riuscire a capire quale fosse l’origine del problema.

Decisero di farlo all’alba, per evitare di spargere il panico nel caso in cui avessero scoperto qualcosa di eclatante. Il primo a scendere giù fu Giancarlo – uno dei sub – seguito da Luigi, Carlotta e Samuele, i residenti del quartiere. A chiudere la fila c’erano la sub Marina e la biologa ungherese, il cui nome non riporteremo perché lei stessa ha deciso di non essere riconoscibile.

Una volta sott’acqua, persino i sub si stupirono dello splendore di quel mare. Difficilmente il mare che bagnava le coste della città era mai stato così limpido, pulito e soprattutto con tanta fauna marina. Fortunatamente tutti indossavano le speciali tute blu anti-meduse, altrimenti adesso non potremmo raccontare di questa spedizione, ma di sei ricoveri nel reparto grandi ustionati.

Ciò che colpì la biologa furono le pinne dei cefali che popolavano quel tratto di mare sottostante la voragine: sembravano ali di farfalla.

L’esplorazione durò a lungo, ispezionarono gli scogli con delle microcamere per analizzare anche le alghe e seguirono le murene dagli occhi arancioni fino ai loro rifugi.

Ognuno dei sei aveva un compito: i tre residenti del quartiere avrebbero dovuto prestare attenzione a individuare qualsiasi cosa di riconducibile al “mondo emerso”, i sub si sarebbero assicurati che tutti riuscissero a respirare e la biologa avrebbe dovuto dare pareri riguardo al suo campo di studio.

Particolarmente sospetti erano quei semi di mela trovati con l’analisi chimica del fondale. Dopo aver raccolto tutti gli oggetti sospetti, i sei esploratori riemersero per ispezionare le zone limitrofe al punto in cui era ceduto l’asfalto.

Fu Carlotta a svelare il mistero. Trovò un fruttivendolo ambulante accanto alla farmacia della piazza principale del quartiere, a lui chiese se qualcuno in particolare aveva comprato un gran quantitativo di mele negli ultimi tempi. Il fruttivendolo annuì e, senza dire una sola parola, indicò il portone di un condominio della piazza.

Quartiere-blu-mela-storia-di-marzia-il-portone

La ragazza si fece accompagnare dalla misteriosa biologa alla ricerca di qualche traccia. Dopo svariati tentativi riuscirono a farsi aprire il portone del palazzo da una vecchietta, fingendo di essere delle postine. Una volta entrate, ciò che le accolse fu sbalorditivo. Sul pianerottolo c’erano cinque sacchi di tela pieni zeppi di torsoli di mele verdi.

Dal basso guardarono la tromba delle scale e videro del fumo bianco provenire dal terzo piano, salirono e trovarono la porta, da cui la nube proveniva, semichiusa. La aprirono un po’ di più e sorpresero il famoso scienziato di quartiere ad armeggiare con un estrattore e un fornellino da campeggio. L’odore che proveniva dalla cucina era pungente ma a quel punto le due donne erano certe: il colpevole era stato trovato.

Chiamarono gli agenti di polizia che fecero calmare lo scienziato, nel frattempo la biologa riuscì a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.

Ciò che venne fuori fu questo: lo scienziato era da tempo in pensione ma stava lavorando ad un progetto che avrebbe permesso di prolungare la vita della fauna marina tramite delle iniezioni di estratto di mela verde direttamente sulle pinne dei pesci. Fu quindi lui ad allargare sempre più quella che all’inizio era una semplice buca.

Alla stampa lo scienziato dichiarò soltanto: “L’ho fatto per amore nei confronti della nostra terra e di chi ne popola i mari”.

 di Marzia Costanzo