Aperte le porte del MACHO per la II edizione del Festival degli Aquiloni di Capo Peloro

8 Maggio 2018 Arte e Cultura

In occasione del Festival degli Aquiloni – svoltosi il 28 e il 29 aprile, organizzato dalla Pro Loco Capo Peloro in collaborazione con il Festival Internazionale degli Aquiloni di San Vito Lo Capo e gli aquilonisti di Capo Passero – abbiamo partecipato all’inaugurazione del Museo del Mare, mostra temporanea di Fabio Pilato.

“Non m’aspettavo che la vita
Si ricordasse anche di me
Regalandomi te che sei
Il sogno che vorrei.”

È iniziata con le parole di Franco Califano, cantate (e un po’ modificate) dallo scultore Fabio Pilato, l’emozionante inaugurazione del “Museo del Mare” all’interno del MACHO – Museo d’Arte Contemporanea Horcynus Orca, curata dalla Pro Loco Capo Peloro.

Non solo aquiloni: un tuffo tra aguglie, barracuda e pesci spada. Sono loro i protagonisti dell’esposizione dell’artista allestita nella splendida cornice di quello che un tempo era il “Forte degli Inglesi”. Un pesce spada a grandezza naturale in ferro battuto ha accolto i visitatori che hanno avuto l’occasione di ammirare da vicino gli altri esemplari marini “scolpiti con un martello di 4 kg e mezzo” come ci spiega Pilato. Otto in totale le specie, tra queste un barracuda, una palamita, una razza, un pesce luna, un aguglia imperiale e una lampuga. È proprio il mare dello Stretto di Messina che stimola la mente dell’artista del ferro.

Ma non è tutto qui, il pezzo forte della mostra è l’installazione dei 366 pesci che rappresentano i migranti, vittime del naufragio del 3 ottobre 2013. Questa opera ha commosso tutti i visitatori per la storia che racconta. Fabio Pilato canta, prende il martello in mano e urlando “366” dà un colpo all’incudine mentre un telo nero viene fatto scivolare giù per mostrare l’opera. Di questi 366 pesciolini 50 sono bianchi per rappresentare i bambini che hanno perso la vita. Gli altri 316 sono neri perché il nero raccoglie tutti i colori dell’arcobaleno. L’ultimo pesce è rosso. Unico e importantissimo perché simboleggia il singolo individuo che con le proprie forze “può smuovere le montagne” come sottolinea l’emozionato e appassionato scultore. “Ho pensato – ha concluso l’artista – che questi morti in mare si fossero trasformati in pesciolini per nuotare liberi finalmente senza barriere né confini”.

Cos’è il MACHO, che abbiamo scoperto durante il Festival degli Aquiloni?

Il Museo d’Arte Contemporanea Horcynus Orca è stato creato dall’omonima fondazione a Torre Faro e si trova all’interno del Forte degli Inglesi. La storica d’arte Martina Corgnati ha curato la collezione delle opere che ammontano ad un centinaio e sono esposte in diverse sale a cui si aggiunge un vastissimo archivio video. All’interno troverete anche le famose formiche di Emilio Isgrò, artista barcellonese di fama internazionale.

La cosa che ci è piaciuta di più?

La sala – detta immersiva – che trasforma le pareti in fondali marini. Una volta entrati in questa sala sembra proprio di essere sott’acqua, ad ogni tocco appaiono pesci, alghe e sub accompagnati dal suono delle onde del mare.

di Marzia Costanzo