L’attore Angelo Campolo e lo sguardo sui migranti

4 Febbraio 2017 Attualità
L'attore Angelo Campolo durante il suo laboratorio con i migranti.

Angelo, attore e regista messinese diplomato al “Piccolo Teatro di Milano”, intitolato a Luca Ronconi, è riuscito a farsi conoscere sulla scena nazionale per vari ruoli sul piccolo e grande schermo (“Distretto di polizia”, “Squadra antimafia”, “Tutti i padri di Maria”, tra i più noti) e per la straordinaria interpretazione de “L’Amleto”, con la regia di Ninni Bruschetta. Nel 2002 fonda la Daf- teatro dell’Esatta fantasia, che nel 2012 ottiene il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2017 consegue il terzo posto per il premio Ubu, maggior riconoscimento di teatro a livello nazionale, per la categoria “nuovi attori under 35”

“Cinquant’anni fa l’ospite veniva descritto da Pasolini bello, biondo, provocante, probabilmente venuto dal Paradiso. […] Oggi  il confronto con lo straniero, specie in una città come Messina che nell’ultimo anno ha raccolto 8000  migranti, ci parla di un ospite che viene diritto dall’Inferno”.

Questa la storia che ha voluto raccontare Angelo Campolo con Progetto Parola Pasolini, laboratorio dedicato a Pier Paolo Pasolini in occasione del 40esimo anniversario dalla sua morte, portando in scena tre spettacoli: “Vento da Sud Est”, “Terra che non sa” e “Com’è alto il sole”. Si tratta di uno spazio creativo, un laboratorio di idee con l’obiettivo di riadattare, in chiave contemporanea, il romanzo “Teorema” di Pasolini, che esprimeva, nelle intenzioni dell’autore, la perdita d’identità della classe borghese di fronte allo straniero.

L’attore Angelo Campolo e i laboratori con i giovani migranti

Come metabolizzare l’arrivo dell’Altro? Ma soprattutto chi è l’Altro oggi? Sembra chiedersi Angelo. La risposta viene dritta dal mare e non potrebbe essere altrimenti in una città come Messina, l’abbraccio del Mediterraneo.

Angelo lancia così una sfida. A se stesso, prima che ad altri, portando in scena alcuni dei giovani migranti maliani con cui da tempo ha iniziato a lavorare. Una sfida, perché richiede di fermarsi un attimo e riflettere. Ma fermarsi è troppo difficile per una realtà, come la nostra, che sa solo correre, correre e ancora correre. Del resto, chi di voi, chi di noi, si ferma per strada a guardare negli occhi i senza tetto che, tra una parola biascicata e l’altra, ci chiedono un po’ d’aiuto? In effetti, a ben pensarci, non ci stanno chiedendo realmente soldi, che poi qualche spiccio non la fa la differenza. Sapete cosa fa la differenza? Lo sguardo. Ecco, ci stanno chiedendo di essere guardati, non visti, guardati. E invece, indifferenti, continuiamo a camminare. Ci stanno chiedendo tempo, il nostro preziosissimo tempo per ascoltare le loro storie.

Non si vede bene che col cuore – ripete il mio caro Piccolo Principe dopo l’incontro con la volpe – l’essenziale è invisibile agli occhi”. Forse Angelo vuole proprio insegnarci a guardare col cuore, a prenderci del tempo, anzi a spendere del tempo. Fermarci un attimo ad ascoltare quelle storie che siamo sempre stati abituati a scorrere avanti, come quelle canzoni che abbiamo nella playlist ma che non ascoltiamo mai.

Chi è l’altro? L’altro, il diverso siamo noi quando condanniamo l’Olocausto e poi non ci fermiamo mai di fronte ad un paio di occhi che chiedono solo di essere guardati.

di Elisa Iacovo