Quartiere, blu, mela. La storia di Vittorio

10 Maggio 2018 Street News Feat

Quartiere, blu, mela. Abbiamo sfidato le nostre ragazze in una prova creativa, chiedendo loro di creare una storia partendo da queste tre parole e di corredarla con foto scattate da loro. Abbiamo coinvolto anche Vittorio Giorgio di RadioStreet e questa è la sua storia. 

Dynamo, Jack e gli sbirri

Era una notte scura, in un quartiere di New York. Il Queens. La grande mela era in fermento. Dopo gli anni della disco-dance nasceva un nuovo movimento musicale ma che raccoglieva in se politica integrazione e diverse forme d’arte. Era l’hip hop. Dopo il blues nato sulle sponde del delta del Mississipi la comunità afro-americana degli U.S.A. era pronta a compiere il grande salto in anticipo nel XXI secolo. Vinili, spray, ballerini ed mc’s facevano a gara per diventare i migliori.

Dynamo Jack era il miglior writer della zona e stava preparando un murales illegale sul treno veloce che collegava i quartieri Queens e Brooklin. Le bombolette nella sacca facevano “dingle dengle dangle” mentre camminava in mezzo alle ferrovie sgangherate. Scelse il treno.

Un treno nuovo di zecca. I suoi occhi si fecero sempre più piccoli a causa dell’erba che aveva appena assunto. Bluberry Haze. Uno sguardo al bozzetto: wildstyle old school, blu e argento. Senza guanti e senza mascherina si mise a pittare. Dalla coda fino ai frontalini. I colori sembravano disegnare la musica che lui ascoltava. Il walkman suonava GrandMasterFlash, il dj che celebrava tutte le feste in città. 1 2 3 et voilà il treno era trasformato in un opera d’arte. Stava rimettendo le bombolette nella sacca quando un uomo gridò: “EHI TU! FERMO O SPARO”. Era uno sbirro. Il peggiore in città. Bradley Cooper. Dava la caccia a tutti i bboys perché li considerava potenziali rivoluzionari. In fondo loro lo erano erano i pionieri pronti a cambiare la storia della musica, del ballo e dell’arte di strada.
Dynamo provò a scappare. Si udì uno scatto e poi un boato. Dynamo colorò col suo sangue quel suo ultimo graffito.

di Vittorio Giorgio